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"La Moda veste la  pace"

Congresso Mondiale delle Donne della Moda e del Design un appuntamento annuale da svolgersi nel comune di Monte di Procida con l’obiettivo di individuare nuove formule e iniziative da intra-prendere in favore della pace e l’uguaglianza nel mondo attraverso lo strumento Moda e le sue pro-tagoniste principali: LE DONNE. Il Congresso Mondiale delle Donne della Moda e del Design 2016, organizzato da African Fashion Gate e dal Comune di Monte di Procida, tratterà come argo-mento “Le pari opportunità dei colori della pelle sulle passerelle”. Lo scopo del Congresso è di ac-crescere le consapevolezze delle problematiche in discussione, di favorire le interrelazioni tra le ca-tegorie, nazioni, culture e religioni. Come fine ultimo quindi, produrre un documento unificato da proporre alle Istituzioni competenti a legiferare in materia. Ogni partecipante può contribuire al tema del congresso.




Perché Monte di Procida?

Questo comune vanta sin da tempi lontanissimi, una tradizione di marineria tra le più nobili della storia non solo italiana ma addirittura europea. I montesi erano e sono tuttora un popolo di armatori e marinai. La loro assenza, che talvolta si protraeva anche oltre l’anno, creò una social class di Donne autonome non solo nelle scelte e nel governo della famiglia ma anche in quelle del Comune. Donne passionali, forti e decise ma anche Donne di Moda. Le donne montesi, abili tessitrici, ricamatrici e sarte, in assenza dei mariti, davano sfogo alla loro creatività realizzando vere e proprie opere d’arte. Prendevano forma così collezioni di pregio composte da rinomati tessuti di lino finemente lavorati a mano, destinati alla dote dei propri figli. 


L’argomento del Congresso trova origine da un disagio sociale discusso da alcuni magazine di moda e non solo.

Un articolo di Business of Fashion dell’11 ottobre 2015, ha spiegato una questione discussa nel mondo della moda statunitense, ovvero quella della scarsa aderenza alla varietà razziale dei modelli estetici che si vedono sulle passerelle delle sfilate o sui giornali di settore: soprattutto rispetto all’aumentare di questa varietà tra i clienti della moda. Sulle pubblicità o sulle copertine delle riviste di moda c’è ancora una grandissima prevalenza di modelle bianche rispetto a quelle di colore, asiatiche, mediorientali e latinoamericane, ancora in netta minoranza sebbene le loro provenienze rappresentino una fetta di mercato sempre più consistente.

Durante le ultime settimane della moda, per le presentazioni delle collezioni primavera/estate 2016, Business of Fashion ha tenuto d’occhio le 117 sfilate dei brands più grandi che hanno sfilato tra New York, Londra, Milano e Parigi e ha verificato che su 3.875 modelle presenti, solo 797 erano non bianche (quindi le modelle nere, asiatiche e le latine non bianche). Le modelle bianche sono quindi il 79,4 per cento del totale e della percentuale rimanente il 10,2 per cento sono modelle nere, il 6,5 per cento sono asiatiche, il 2,3 per cento sono indiane o mediorientali, mentre l’1,6 per cento sono ispano-americane. Il discorso è simile anche per quanto riguarda le copertine delle riviste di moda. Prendendo in considerazione ad esempio 27 copertine delle edizioni di settem-bre selezionate da The Fashion Spot, solo 4 hanno per protagonista una persona di colore. Amplian-do la ricerca, come ha fatto Fashionista, su 42 copertine solo 12 hanno una modella nera o asiatica.

Il 2007 fu un anno importante per questo tema, perché l’allora ex modella di colore Bethann Hardi-son, fondatrice dell’Associazione Diversity Coalition, che lavora con le istituzioni della moda per assicurarsi che non vi siano discriminazioni razziali, convocò una conferenza stampa a New York, accusando l’industria della moda di continuare a discriminare le minoranze. Da quel momento se-condo Hardison le cose sono cambiate e sono state prese diverse iniziative, soprattutto dai giornali, per dimostrare che non vi è alcun razzismo nella moda.

L’anno dopo, la direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani, pubblicò sul numero di luglio solo mo-delle di colore. Da qualche anno sul sito della rivista c’è la sezione VBlack, che raccoglie articoli che hanno per oggetto solo modelle, stilisti o personaggi famosi di colore.

A giudicare dai dati raccolti da Business Of Fashion, negli anni le cose non sarebbero inve-ce cambiate molto e il tema delle differenze razziali nella moda riguarda anche gli stilisti.

In un articolo dello scorso febbraio sul New York Times, Vanessa Friedman scriveva che dei 470 stilisti iscritti al Council of Fashion Designers of America (il corrispondente americano della Camera della Moda) solo 12 sono afroamericani e tra le 260 sfilate in programma in quella settimana della moda di New York, solo il 2,7 per cento era di uno stilista nero e questi erano rappresentati dalla stilista Tracy Reese e da quelli di Public School e Hood by Air.

Negli ultimi anni è però cresciuto anche il divario tra i modelli rappresentati dalle case di moda e i clienti che comprano da questi brand.

Secondo la società di consulenza americana Bain & Company negli ultimi otto anni il mercato del lusso è cresciuto di circa il 10 per cento nei paesi dell’Asia e del Pacifico e oggi i mercati che stanno crescendo più in fretta per i prodotti del lusso sono quelli del Medio Oriente e dell’Africa. Sulle passerelle e sulle pubblicità però si vedono poche modelle nere o dai tratti mediorientali e asiatici. Lo confermano i dati sulle pubblicità di prodotti del lusso, raccolti da un articolo di The Fashion Spot: su 460 pubblicità prese in considerazione, quasi l’85 per cento aveva come protagoniste mo-delle bianche.

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